Il tema della complementarietà fra uomo e donna è un file rouge che attraversa le meditazioni di papa Francesco che, nella catechesi introduttiva sulla famiglia e nelle seguenti sulle madri e i padri, ribadisce la peculiarità e l’importanza di questa reciprocità di ruoli proponendoci in primis la riflessione della costituzione della Sacra Famiglia.

La venuta al mondo di Gesù avrebbe potuto presentarsi in maniera spettacolare, sotto forma ad esempio di un guerriero, un imperatore; Dio invece ha voluto che venisse alla luce come un bambino, figlio in una famiglia, una famiglia umana formata da Lui stesso in un ambiente povero, in una periferia problematica ed invisibile, perché ciò che contava,

ciò che era importante lì era la famiglia!

Una famiglia normale, autentica, che ha provato le nostre stesse gioie e tristezze, forza e fatica, e dove Gesù è cresciuto secondo le consuetudini fino all’entrata da tutti conosciuta nella vita pubblica intorno ai trent’anni.

Questa famiglia così prossima ci insegna e ci impegna tuttora a riscoprire la vocazione e la missione della prima fondamentale comunità capace di far diventare normale l’amore e non l’odio, il sostegno vicendevole e non l’indifferenza. Non a caso Nazaret significa “colei che custodisce” come Maria che «custodiva nel suo cuore tutte queste cose» (cfr Lc 2,19.51).

E’ Maria che presenta il Figlio al mondo e, come Lei, tutte le donne hanno una caratteristica preminente che le rende, come già anticipato, in assoluto il reale antidoto “al dilagare dell’individualismo egoistico” che crea una società disumana: la capacità di “dividersi” accogliendo un figlio nel grembo, perché

la scelta di vita di una madre è la scelta di dare la vita

E’ in questo scenario molto attuale che le madri dovrebbero cogliere il loro ruolo fondamentale testimoniando “sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale”.

Nel soffermarsi sui sacrifici e la sofferenza che una madre sopporta, il Papa cita l’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero il quale, durante una sua omelia, accosta il significato di martirio al lavoro instancabile delle madri che – nella società attuale – sempre più spesso faticano a trovare un posto loro dedicato, chi le sappia ascoltare e comprendere nella “lotta quotidiana per essere efficienti al lavoro e attente e affettuose in famiglia”.

E’ quindi auspicabile una reale attenzione alle loro aspirazioni “per esprimere i frutti migliori e autentici della loro emancipazione” nell’ovvia consapevolezza che

ogni persona umana deve la vita a una madre

Ecco qui, dunque, che il sostegno e il contributo di un uomo, del padre, trova posto e rende possibile la completezza familiare.

Nell’attuale società, però, si è manifestato negli uomini un senso di smarrimento del proprio ruolo: i padri non sanno quale sia il loro compito e come educare i figli pertanto, nel dubbio, o si astengono – non fungendo più da figura autorevole capace di guidare, amare, essere vicino e farsi prossimo – o si rifugiano in un improbabile e deleterio rapporto “alla pari” creando lacune e ferite molto gravi e senso di orfanezza. Si è orfani in famiglia perché i padri non offrono più con l’esempio e il dialogo i principi, i valori e le regole di cui i figli hanno bisogno “come il pane”.

Francesco sottolinea come non ci sia la volontà di tornare – da un estremo all’altro – ad una figura paterna autoritaria, del padre censore della felicità o dell’emancipazione, ma ad una presenza fattiva che lasci qualcosa in eredità testimoniando cosa significhi essere messi alla prova e vigilare sugli eccessi. Un insieme di regole, dunque, per imparare a vivere:

questo è ciò che ho voluto lasciarti, perché diventasse una cosa tua: l’attitudine a sentire e agire, a parlare e giudicare con saggezza e rettitudine. E perché tu potessi essere così, ti ho insegnato cose che non sapevi, ho corretto errori che non vedevi

Come nella parabola del Padre Misericordioso (o del Figliol Prodigo che tutti conosciamo), ai padri è chiesto di pazientare, aspettare, pregare con pienezza, “dolcezza, magnanimità, misericordia” come un insegnante che attende, perdona, corregge con fermezza senza avvilire e protegge senza risparmiarsi.

Per adempiere a questo importante e difficile compito c’è bisogno di essere accompagnati sempre dalla grazia di Dio Padre e rivivere la promessa fatta da Gesù ai discepoli «Non vi lascerò orfani» (Gv 14,18) affinché questi “custodi e mediatori insostituibili della fede […] come san Giuseppe” si fidino del Padre Celeste e non abbandonino il campo.

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/index.html#audiences

http://www.movimentovitamilano.it/famiglia-madre-e-padre/

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