Dopo averci presentato le figure della madre e del padre, le meditazioni dedicate ai figli e ai bambini, offrono veramente molti spunti di riflessione: alcuni di noi sono genitori che crescono i propri figli, nonni e zii che coccolano i propri nipoti, uomini e donne che si occupano in diversi modi delle future generazioni ma, soprattutto, siamo tutti figli nel più profondo ed intenso legame che da generazioni crea la nostra storia, la nostra identità, la nostra dignità. Ogni singola persona legata ad un’altra nel corso dei secoli.

Ciascuno con la propria coscienza può trarre le sue conclusioni e così riporto le frasi del Santo Padre che commuovono ed impegnano ad un rispetto reciproco.

Francesco, infatti, collegandosi alle precedenti meditazioni, sottolinea come esista un legame profondo “fra la speranza di un popolo e l’armonia fra le generazioni” e queste, legandosi reciprocamente con virtù, sono “garanzia di futuro, […]garanzia di una storia davvero umana”. Dio stesso nel Decalogo

chiede ai figli – e tutti lo siamo! – di onorare il padre e la madre (cfr Es 20,12). Questo comandamento viene subito dopo quelli che riguardano Dio stesso. Infatti contiene qualcosa di sacro, qualcosa di divino, qualcosa che sta alla radice di ogni altro genere di rispetto fra gli uomini

cosicché “una società di figli che non onorano i genitori è una società senza onore; quando non si onorano i genitori si perde il proprio onore!” (lo stesso concetto verrà ribadito nella catechesi dedicata ai nonni e agli anziani).

Francesco, con il suo modo unico di comunicare, parla al cuore di ciascuno di noi con esempi di vita pratica e privata porgendoci l’esempio di sua madre che dei suoi cinque figli amava la differenza nell’uguaglianza “tutti sono figli miei, ma tutti differenti come le dita di una mano” a rimarcare ontologicamente che

ciascuno è unico e irripetibile; e al tempo stesso inconfondibilmente legato alle sue radici

Il Papa sottolinea che i figli, i bambini, sono il grande dono per la famiglia, per la società, per l’umanità intera che Dio ci ha regalato: sono vita data, ricevuta, originata da un uomo e da una donna nella volontà del Signore e consacrata al bene proprio e di tutti e perciò devono essere realmente rispettati, ricordandosi che nessuno di noi è padrone della propria ed altrui esistenza e mettendo in pratica i bellissimi intenti e le solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei diritti del bambino.

Nonostante i bambini siano il “frutto più bello della benedizione che il Creatore ha dato all’uomo e alla donna” e abbiano un valore intrinseco sono nella realtà quotidiana i grandi esclusi perché neppure si dà loro la possibilità di nascere e quelli che nascono spesso vivono “storie di passione”. E qui le parole del Papa sono dirette, perfino dure, nella loro verità e nella volontà di risvegliare le coscienze degli adulti affinché si prendano sul serio le proprie responsabilità. Non bisogna più celarsi dietro un velo di falsa pietà, giustificandosi proponendo che sia più giusto non farli venire al mondo per non farli soffrire, “questo è vergognoso!”, ma semmai urge l’impegno di ciascuno di noi perché

ogni bambino emarginato, abbandonato, che vive per strada mendicando e con ogni genere di espedienti, senza scuola, senza cure mediche, è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che noi adulti abbiamo costruito

C’è bisogno di sostegno concreto per affrontare una vita spesso complicata, piena di preoccupazioni e problemi e ridare dignità alle persone più indifese aiutando e non lasciando soli soprattutto quei genitori straordinari che fanno sacrifici pieni di generosità quando i loro bambini hanno gravi difficoltà.

Una società libera da condizionamenti, aperta al prossimo e ricca si giudica anche da come tratta i bambini, che sono i primi a subire le conseguenze svantaggiose “di unioni immature e di separazioni irresponsabili” subendo “gli esiti della cultura dei diritti soggettivi esasperati”.

La società sarebbe senza senso senza bambini, perché verrebbe a mancare il loro modo peculiare di vedere il mondo, quello sguardo “fiducioso e puro”, senza quella “scienza della doppiezza” di cui gli adulti sono maestri; verrebbe a mancare un’altra loro capacità intrinseca: quella di saper sorridere e piangere spontaneamente con il cuore aperto. Francesco ricorda come nessuna delle lacrime versate andrà perduta perché trae significato nell’amore di Cristo e del Padre Celeste. Infatti,

il Signore giudica la nostra vita ascoltando quello che gli riferiscono gli angeli dei bambini, angeli che “vedono sempre il volto del Padre che è nei cieli” (cfr Mt 18,10). Domandiamoci sempre: che cosa racconteranno a Dio, di noi, questi angeli dei bambini?

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/index.html#audiences

http://www.movimentovitamilano.it/famiglia-bambini-e-figli/