Qualche settimana fa, in una tranquilla serata come tante altre, mio marito ed io abbiamo visto un film: ne ho scelto uno con un titolo che lasciava intendere fosse una storia d’amore e d’amicizia che legava i tre protagonisti dall’infanzia alla giovinezza – “Non lasciarmi” – niente di impegnativo, pensavo…

In realtà il film, tratto dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, narra in maniera coinvolgente e struggente la triste storia di veri e propri cloni umani creati in laboratorio per “donare” i propri organi agli umani malati. Ne sono rimasta sconvolta per giorni: continuavo a pensare all’atmosfera di ineluttabilità che accompagnava il film, ai vani tentativi dei protagonisti di trovare le proprie origini e un senso al loro destino, di cercare l’unica via scampo – l’amore – con speranza e fiducia. Ho pensato, per consolarmi: “è solo un film”…

Poi, ieri, quel sapore indistinto di rabbia e incredulità, quel groppo in gola che non fa respirare sono riapparsi alla vista di questo video: la Dott.ssa Nucatola del colosso americano degli aborti – o meglio, della “pianificazione familiare” – Planned Parenthood, davanti ad una insalata e ad un bicchiere di vino (mancavano solo i tarallucci) spiega come si effettuano aborti in maniera accurata per vendere illegalmente i tessuti, gli organi e gli arti dei feti.

La realtà supera la fantasia o anche questo – spero – “è solo un film”?

http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/07/16/societa/ciao-mi-chiamo-deborah-e-vendo-aborti-fatti-a-pezzi

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