Continuando il cammino verso il Sinodo, Papa Francesco propone ora di considerare e riflettere sulla vulnerabilità della famiglia, sulle condizioni avverse che spesso la mettono alla prova, sui problemi che essa deve affrontare.

La prima grande difficoltà è la povertà. Basta pensare ai luoghi periferici delle megalopoli nella loro miseria e nel loro degrado e alla guerra che spesso colpisce proprio le famiglie, la popolazione civile: impoverendo la famiglia, predando le vite, le anime, gli affetti più cari essa è “sempre una cosa terribile” ed è realmente la “madre di tutte le povertà”. Eppure, queste famiglie martoriate, confidando spesso solo nella benedizione del Signore, con estrema dignità portano avanti la loro vita quotidiana: sono esse stesse un miracolo, perché continuano a formarsi e a creare “la speciale umanità dei suoi legami” impartendo una grande lezione di vita anche a “quei pianificatori del benessere che considerano gli affetti, la generazione, i legami famigliari, come una variabile secondaria della qualità della vita. Non capiscono niente!” perché esse sono “una vera scuola di umanità che salva le società dalla barbarie”.

Non rimane niente alla società civile se rinunciamo agli affetti familiari preferendo la violenza ed il denaro, la ricchezza effimera. L’odierna economia del godimento istantaneo sfrutta nella sostanza i legami familiari: nessuno riconosce quanto valga la famiglia nel tenere in piedi un Paese, quanto è importante la famiglia nella formazione dei nuovi cittadini, che

la formazione interiore della persona e la circolazione sociale degli affetti hanno proprio lì il loro pilastro. Se lo togli, viene giù tutto

Non di solo pane vive l’uomo: parliamo di lavoro, parliamo di istruzione, parliamo di sanità. Persino i bambini malati e denutriti delle regioni più povere del mondo hanno lo “sguardo sfavillante[…]quando mostrano con orgoglio la loro matita e il loro quaderno” ammirando con amore i loro insegnanti. I bambini lo sanno quanto è importante l’amore anche quando sono privi di tutto e soffrono quando manca l’affetto familiare che è il loro fondamentale sostentamento. Il compito dei cristiani, quindi, è di supportare le famiglie nella difficoltà della povertà per favorire i legami familiari che si indeboliscono e a volte vengono distrutti in situazioni di estrema miseria sociale: quando manca il lavoro o è precario, quando si vive in condizioni non degne in quartieri disagiati senza servizi sociali, sanitari e scolastici adeguati. A ciò si aggiungono i danni causati da una cultura che crea “pseudo-modelli[…]basati sul consumismo e il culto dell’apparire che influenzano i ceti sociali più poveri e incrementano la disgregazione dei legami familiari” creando quella “spirale perversa tra famiglia e povertà che ci porta nel baratro”.

Anche la Chiesa che è madre non deve ignorare questo dolore e deve essere povera, semplice, feconda, capace di dare risposte concrete abbattendo i muri che separano l’umanità. E’ necessario pregare ed agire. Preghiamo per farci scuotere da Dio, per renderci fautori “di questa rivoluzione della prossimità famigliare, che ora ci è così necessaria!” per fare tutto ciò che siamo in grado di fare per aiutare le famiglie in difficoltà tenendo a mente la lettura biblica che recita così: «Figlio, non rifiutare al povero il necessario per la vita, non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi. Non rattristare chi ha fame, non esasperare chi è in difficoltà. Non turbare un cuore già esasperato, non negare un dono al bisognoso. Non respingere la supplica del povero, non distogliere lo sguardo dall’indigente. Da chi ti chiede non distogliere lo sguardo, non dare a lui l’occasione di maledirti» (Sir 4,1-5a).

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/index.html#audiences

http://www.movimentovitamilano.it/famiglia-difficolta-poverta/