“La vera posta in gioco è il concetto stesso di matrimonio, che a sua volta implica una ben precisa idea di uomo, o meglio lo scontro tra due opposte e irrididucibili antropologie.
La questione vera è un’altra: non serve una legge sulle unioni omossesuali. E non serve non solo perché i diritti ci sono già, ma soprattutto perché […] se proprio vogliamo parlare di diritti, sarebbe oltremodo grottesco che per tutelare interessi puramente economici di una coppia omosessuale (eredità e reversibilità della pensione), si privassero i bambini del diritto ad avere un padre e una madre. Ma, soprattutto, il ddl Cirinnà va contrastato per la sfida culturale che esso rappresenta. Una sfida in cui – come s’è visto – non c’è. Un motivo più che valido per partecipare al Family Day.”

il blog di Costanza Miriano

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di Luca Del Pozzo   per IL FOGLIO

Il ddl Cirinnà sulle unioni civili all’esame del Senato su almeno un punto sembra aver messo tutti d’accordo, compresi (incredibilmente) certi settori della chiesa italiana: ovvero sul fatto che una legge che riconosca una tutela giuridica alle coppie omosessuali vada fatta. Vuoi perché – si dice – ce lo chiede l’Europa (non tutta, vedi la Slovenia), vuoi perché – si dice – lo ha chiesto la Corte costituzionale con la sentenza 138/2010. Vuoi perché la società è cambiata e sembra che ormai il dibattito verta solo e soltanto sul “come”, essendo fuori discussione il “se” farla, una legge. Ma le cose stanno davvero così? E’ davvero un destino ineluttabile per l’Italia legiferare sulle unioni civili? Forse un supplemento di riflessione non farebbe male. Servirebbe quanto meno, e auspicabilmente, a capire meglio quella che è la vera posta in gioco. Che non ha…

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