“…Trovo sleale accennare alla necessità di proteggere la famiglia dalla violenza sulle donne, perché non trovo niente di più violento che privare una madre del proprio figlio, niente di più misogino di due uomini che escludono la madre dalla vita del figlio di uno (non è il figlio dei due), niente di più antifemminista di una donna pagata per l’uso del suo utero [o per la produzione di ovuli – nota del riblogger].

Trovo sleale chiamare arcobaleno le famiglie monocolore, usurpando un simbolo dell’alleanza fra Dio e l’uomo che evidentemente l’interruzione dei processi naturali spezza.

Trovo pericolosissimo infrangere il principio che la vita umana è indisponibile: credo che non ci sia più un argine a nulla, se si viola il principio dell’intoccabilità della vita umana. Perché se qualcuno può disporre della vita di un altro chi sarà incaricato di giudicare quale vita sia degna di vivere, quale embrione far nascere, quale malato eliminare, quale vecchio, quale bambino malformato?

Infine trovo patetico che Vendola osi paragonarsi a San Giuseppe, ma lì si vede che il ritrattino pastello e melenso ha preso un po’ la mano. Non esageriamo. Non c’è bisogno di mettere in mezzo Dio. Ma se proprio lo vogliamo mettere in mezzo, sono certa che non sia contento che il suo progetto sull’uomo annunciato fin dalla prima pagina della Genesi sia stato tradito.”

il blog di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Conosco purtroppo sempre più persone che soffrono per un doloroso desiderio di figli che non arrivano. Una mancanza, uno strazio persino, che a volte, immagino, toglie il fiato, soprattutto alle donne. La sensazione del tempo che passa, che rende mese dopo mese un po’ più lontana la speranza di un compimento, diventa una cappa. A volte accanto a queste donne ci sono uomini che riescono a convivere meglio con l’assenza, e hanno meno voglia di imbarcarsi nell’interminabile impresa dell’adozione (quando ci si occuperà seriamente di renderla più possibile?). Così gli anni passano, e ognuna di queste amiche, di questi miei amici ha dato la sua risposta al dolore e al vuoto. C’è chi diventa fecondo in altro modo, aiutando chi incontra ed è nel bisogno, chi invece investe sul lavoro, chi converte l’attesa in creatività, chi semplicemente non ci pensa più e convive abbastanza in pace con…

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