“Con profonda tristezza, mi rendo conto che coloro che non hanno conosciuto quell’Uomo, figlio di Dio, o non gli hanno aperto la porta del loro cuore forse non hanno alcuna possibilità di dare un senso alla sofferenza del loro figlio malato e che oltre quella linea vedono solo il nulla. E allora si rende possibile anche ciò che va contro la natura umana, contro la nostra innata tendenza a difendere il più debole: si rende possibile che una madre tolga la vita al proprio figlio.”

Piovono miracoli

di Stefano Bataloni

È successo alcuni giorni fa che un padre e una madre abbiano fatto varcare al loro figlio (o figlia, non si sa), malato da tempo e minorenne, quella linea che separa la vita dalla morte. Lo hanno fatto di proposito, dicono col consenso del figlio stesso. Lo hanno fatto, per la prima volta, col consenso anche della legge.

Per buona parte della sua vita anche mio figlio ha camminato lungo quella linea. Lui non sapeva bene quanto importante fosse quella linea, cosa c’è da una parte e cosa c’era dall’altra. Io ne sapevo solo poco di più.

Nel corso di quegli anni mi sono domandato un’infinità di volte se non fosse meglio, di fronte alle sue sofferenze, che anche lui varcasse quella linea. Per un’altra infinità di volte, di fronte ai periodi buoni e fuori dall’ospedale ho desiderato di non vederlo mai varcarla.

Ho visto Filippo soffrire…

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