Come ladri nell’oscurità, così ha decretato di agire il giudice Francis per l’ultimo atto terreno della vita di Charles Gard, adottato dal mondo pro-life come Charlie. Hanno deciso di tenere nascosto il luogo e l’ora, ma hanno comunicato che lo faranno in un hospice. Nel luogo dedicato alla palliazione (palliare è un termine che deriva dal latino pallium, che significa mantello, ovvero un riparo alla sofferenza di chi è afflitto da una malattia inguaribile destinata a portarlo alla morte; fu una parola utilizzata per primo nel 1974 dal medico canadese Balfour Mound) attueranno un’esecuzione.

L’hospice deve il suo nome al fatto di essere la moderna prosecuzione dei ripari dove veniva data ospitalità per i viandanti e i crociati malati. Alcuni monaci cavalieri, oltre a combattere per la fede, fecero dell’assistenza ai malati e ai feriti una loro missione specifica, diventando i Cavalieri Ospitalieri. Chi volesse approfondire può leggere il saggio dello storico Francesco Agnoli. “La grande storia della carità” (Edizioni Cantagalli), dove si spiega bene il legame tra cristianesimo e medicina.

Per secoli la fede cristiana ha alimentato lo zelo per la cura dei malati, il comportamento del buon Samaritano era ed è ancora oggi la norma etica a cui conformarsi per i credenti in Cristo. Fu la fede cristiana che ogni persona, per quanto malata e sofferente, è degna di amore e assistenza a spingere Cicely Saunders, un’infermiera che per continuare a curare gli incurabili nel 1957 diventò medico, ad aprire nel 1967 in un quartiere a sud di Londra il St. Christopher’s, il primo hospice moderno.

L’idea di base era “aiutare i moribondi a vivere fino a quando giunge la morte”. Ora pervertono la sua creatura in un luogo dove si dà la morte. Sono certo che se la Sanders fosse qui, si farebbe prestare uno spadone da un cavaliere ospitaliero ed insieme andrebbero a schiarire le idee al giudice Francis e ai medici del GOSH: nell’hospice si assistono i malati, non li si ammazza; per le esecuzioni storicamente in Inghilterra c’è la torre di Londra.

Perché è bene essere chiari, il problema posto da Charlie ai parrucconi in camice e in toga è di essere una persona piccolissima, ma tenace, troppo. L’avvocato dei Gard, Grant Armstrong, l’ha detto chiaramente in aula: “Charlie è assistito solo da un’infermiera, dal punto di vista medico è stabile”.

Charlie non morirà di morte naturale, ma per soffocamento indotto dalla rimozione della ventilazione. Giovanna Romanato, colpita a 10 anni dalla poliomielite, vive da 61 anni nel polmone d’acciaio. Supponete per un attimo di essere i medici che l’hanno in cura e che, giunti ad un certo punto, decidiate di staccare la spina che alimenta il motore elettrico di quel vecchio apparecchio americano che la tiene in vita, perché, dite, che Giovanna non potrà mai tornare a respirare autonomamente, non potrà mai “autonomizzarsi” e non potrà fare tutto quello che fanno le altre persone della sua età e che si è persa in tutti questi anni. Certo, potreste dire al mondo che Giovanna è morta a causa della poliomielite, ma nessuno avrebbe la coscienza pulita, né verrebbe assolto (da una giustizia che non abbracciasse criteri nazisti) per avere ucciso quella grave paziente che vi è stata affidata.

Questo è esattamente quello che invece i medici e la giustizia inglese hanno decretato per Charlie e che i suoi genitori hanno finito per accettare. Come hanno detto i medici del Bambin Gesù, loro non avrebbero sospeso le cure.

Charlie viene trasferito in un hospice non per prestargli cure palliative, ma con l’unico scopo di terminarlo. Il piccolo Gard avrebbe vissuto fino al raggiungimento di una complicanza, o fino a quando anche la ventilazione avrebbe smesso di funzionare perdendo di efficacia e trasformandosi in un presidio futile, nel qual caso sarebbe stato doveroso interromperlo. La differenza è che in questo modo Charlie sarebbe morto realmente a causa della deplezione del DNA mitocondriale, il giudice Francis non si sarebbe sentito Dio e i medici avrebbero continuato a “perdere tempo” con un paziente irrecuperabile, non importando loro continuare a fare i medici fino all’ultimo giorno o trasformarsi in boia al servizio di sua maestà.

Per tirarlo fuori dal GOSH ancora vivo, il magnanimo giudice Francis ha previsto che la famiglia debba individuare e pagare di tasca propria il medico che provveda a stubare Charlie; un po’ come fanno in Cina, dove i familiari devono pagare il proiettile per l’esecuzione. C’è da sperare che prima di farlo, per pudore e per chiarezza, il sanitario si tolga la divisa bianca e indossi mantello e cappuccio neri, l’abito da lavoro appropriato per questo genere di servizi.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-charlie-agiranno-come-boianon-come-medici-20594.htm

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