L’educazione è un tema fondamentale della vita dell’uomo ed è stata, fin dalle origini, prerogativa e “naturale vocazione” della famiglia in quanto ambiente eletto all’ «allevare, trarre fuori, condurre».

Per fare ciò, i genitori sono chiamati ad accompagnare i propri figli alla conoscenza delle loro capacità, aiutandoli giorno dopo giorno a creare la consapevolezza del proprio essere e saper fare, senza pretendere che affrontino, impreparati ed immaturi, le prove della vita. Il rapporto fra genitori e figli deve essere saggio ed equilibrato, ricco in obbedienza e privo di esasperazione in una reciprocità di doveri – come enuncia l’apostolo Paolo «Voi figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino” (Col 3, 20-21) – affinché i figli possano crescere nella responsabilità di sé e degli altri.

Questa evidente osservazione è però, soprattutto ai nostri giorni e nella nostra società, ostacolata da varie difficoltà che rende ancora più pregnante porsi alcune domande: come si educa? Cosa abbiamo da tramandare oggi agli uomini di domani? Quali sono realmente le loro aspettative, dove va la loro anima? “E soprattutto: lo vogliamo sapere?” convinti del fatto che ciò che loro anelano è proprio un reale e fattivo interesse?

Partendo da queste domande, Papa Francesco ci invita a riflettere sulla realtà della cultura moderna e contemporanea, che al fine di intervenire sui presunti danni dell’educazione familiare – “accusata, tra l’altro, di autoritarismo, di favoritismo, di conformismo, di repressione affettiva che genera conflitti” – ha completamente annichilito i genitori che si sono autoesiliati dal loro compito educativo e “si trovano come paralizzati dal timore di sbagliare”.

Si è venuta così a creare una frattura tra la famiglia e la società, tra la famiglia e la scuola, che ha creato la perdita di quella fiducia reciproca che sta alla base del patto, dell’alleanza educativa. Basti pensare alle tensioni che possono nascere tra genitori ed insegnanti attraverso il ricorrente utilizzo del parere dei cosiddetti “esperti” che impongono una visione secondo la quale non è corretto rimproverare per non generare frustrazioni, o che pretendono di occupare il ruolo dei genitori anche negli aspetti più privati dell’educazione:

sulla vita affettiva, sulla personalità e lo sviluppo, sui diritti e sui doveri, gli “esperti” sanno tutto: obiettivi, motivazioni, tecniche

e i genitori devono solo ascoltare ed eseguire senza aprir bocca “e questo è gravissimo!” perché “la vita non si fa in laboratorio, si fa nella realtà”.

Questo aspetto va assolutamente evidenziato perché, l’attuale società, anziché promuovere e sostenere la collaborazione tra la famiglia e le altre strutture educative (scuole, enti di formazione, palestre, ecc) le contrappone delegittimando in primis la famiglia.

Papa Bergoglio si chiede come siamo arrivati a questo e rileva soprattutto la sterilità dei rapporti umani in una vita “diventata avara di tempo per parlare, riflettere, confrontarsi”, la difficoltà dei genitori a dedicare tempo ai propri figli perché “sequestrati” dal lavoro (per chi ha la fortuna di averlo), la paura generata “dalle nuove esigenze dei figli e dalla complessità della vita attuale”, le famiglie spezzate dalle separazioni e dai rapporti incivili degli ex coniugi che spesso usano i figli come ostaggi…

Sicuramente, ammette Francesco, sia i genitori sia alcuni modelli educativi del passato avevano dei limiti,

ma è anche vero che ci sono sbagli che solo i genitori sono autorizzati a fare, perché possono compensarli in un modo che è impossibile a chiunque altro

non tramite uno sterile “dialoghismo” senza incontro effettivo di mente e cuore, ma attraverso l’amore, la tenerezza e la pazienza.

Il compito delle comunità cristiane, quindi, è quella di offrire concreto sostegno “alla missione educativa delle famiglie” alla luce della parola di Dio e dell’amore che Dio continuamente ci dona, quell’amore che «non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, … tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,5-6).

I genitori cristiani, nella grazia dell’amore di Cristo che “porta a compimento ciò che è inscritto nella natura umana” manifestano che

la buona educazione familiare è la colonna vertebrale dell’umanesimo

che concepisce l’uomo e la sua dignità quale protagonista della propria storia e punto di riferimento costante e centrale della riflessione filosofica. L’esempio dei genitori cristiani, sostenuti nel loro compito dalle grazie del Signore – fede, libertà e coraggio – è la risorsa efficace per controbilanciare “i vuoti di paternità e maternità che toccano i figli meno fortunati” e far ritrovare all’educazione familiare “la fierezza del suo protagonismo”.

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/index.html#audiences

http://www.movimentovitamilano.it/famiglia-educazione/

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